Ileana Argentin è deputato del Partito Democratico nell'attuale legislatura.
Si occupa da anni dei problemi che i disabili devono affrontare nella vita quotidiana, in una città come Roma, nel muoversi, nell'uso dei mezzi pubblici, nella libertà di accesso ai luoghi e soprattutto nell'atteggiamento culturale con il quale devono fare i conti, spesso la più resistente delle barriere.
Come definirebbe oggi la condizione del trasporto pubblico a Roma in riferimento ai disabili?
Negli ultimi dieci anni sono stati fatti passi notevoli, la mia esperienza si ferma all'ultima legislatura Veltroni, ho iniziato con la seconda Rutelli, per poi fare anche le due di Veltroni. Quando siamo arrivati Rutelli ha imposto per delibera che non avvenisse nessun acquisto di mezzi pubblici, come gli autobus, senza che fossero accessibili per tutte le persone disabili. Quindi, di fatto, le posso garantire che dalla seconda legislatura Rutelli in poi non è stato più fatto un bando od una gara in cui venisse dichiarata vincitrice un'azienda che non rispettasse i requisiti dell'accessibilità.
Un trasporto pubblico a misura di disabile, allora?
Il trasporto, dal punto di vista dell'autobus, mezzo di superficie, è sicuramente diventato, negli ultimi anni, più vicino alle persone con difficoltà.
Ma non dobbiamo pensare solo agli autobus; sono state trovate tutta una serie di altre soluzioni positive.
Per esempio?
Il servizio taxi, che in un secondo momento si è trasformato nella mobility card: abbiamo fornito ai disabili una sorta di carta di credito o bancomat, caricato a spese dell'Amministrazione Comunale, che anziché funzionare come gli originari buoni taxi, che presentavano tutta una serie di problemi, venivano impostati con una cifra fissa iniziale a seconda delle esigenze del disabile.
Un'altra soluzione messa in campo è stato il servizio a chiamata per le persone con difficoltà motorie. Non dobbiamo dimenticare che oltre ai disabili con carenze visive o uditive ci sono anche quelli con difficoltà di deambulazione, e nel loro caso quello che è difficoltoso è proprio arrivare alla fermata, del bus o del taxi. Nel loro caso abbiamo pensato ad un mezzo che li andasse a prendere e li accompagnasse nel sito in cui si devono recare. È un servizio che tuttora è attivo ed è gestito interamente da trambus con un finanziamento da parte del V dipartimento del Comune.
Quali sono, invece, i punti deboli?
Una cattivissima manutenzione dei mezzi, questa è una delle maggiori difficoltà che abbiamo incontrato con gli autobus: ad esempio le pedane per favorire l'accesso ai disabili in carrozzella che non scendevano o non salivano.
E poi quasi sempre una forte disattenzione da parte degli autisti nell'accoglienza del disabile stesso. Questo più che un rilievo ad una categoria è la constatazione della mancanza di una corretta attitudine culturale: spesso la disattenzione nell'accoglienza nasce dalla tendenza a considerare una perdita di tempo, nel servizio da svolgere, il tempo, seppur minimo, che andrebbe dedicato ad accogliere un disabile sull'autobus.
Quanti sono i disabili a Roma?
Sono tantissimi, una cifra enorme: sessantamila.
Un disabile che si deve muovere a Roma oggi, con il trasporto pubblico, si trova tutto sommato bene o c'è ancora molto da fare?
Il problema è ancora molto complesso. Con un numero di disabili come quello appena menzionato, la lista d'attesa di quelli che ancora non usufruiscono dei benefici e servizi è molto grande.
Poi non le nego che a mio avviso con il nuovo Sindaco questa lista si allunga ancora.
Quale sarebbe la prima cosa che farebbe oggi per la mobilità se fosse ancora la Delegata del Sindaco per le Politiche dell'Handicap?
La prima cosa che farei sarebbe convocare le cooperative di taxi per spiegare loro che il disabile è perfettamente in grado di pagarsi una corsa se vuole, e quindi non solo assistere il disabile ma dargli la possibilità di muoversi in un mercato aperto.
Lei vuole dire che per i disabili il libero mercato non è poi così libero?
Se noi attualmente chiamiamo una cooperativa di taxi qualsiasi non riusciamo ad ottenere un servizio perché non c'è nessun taxi attrezzato. Il Comune potrebbe e dovrebbe finanziare le spese per attrezzare i taxi, e poi le cooperative dovrebbero aprire i loro servizi anche ai disabili. Ma il problema è che nessun tassista considera questo come economicamente vantaggioso.
E non è così?
Assolutamente no, c'è una falsa idea, un'abitudine culturale a considerare il disabile come povero. Invece non è vero, ci sono i disabili poveri ed i disabili benestanti, come in ogni altra categoria.
Quanto costa attrezzare un taxi?
Non più di quattromila euro. Anzi introdurrei anche una regola, e cioè che nessuna cooperativa o società di taxi possa effettuare il servizio pubblico senza avere almeno due mezzi attrezzati.
Quanto pesano le barriere culturali, di cui peraltro abbiamo già parlato?
Trovo che la cosa più importante sia la formazione: nessuno nasce imparato e la disabilità è qualcosa che fa paura, sulla quale le persone fanno delle proiezioni di paure enormi. Chiunque veda un disabile non sa da che parte cominciare. O si arrangia con i propri strumenti emotivi e se la cava, oppure non sa proprio che fare.
C'è un atteggiamento "corretto" da tenere?
Noi siamo abituati a dire sempre di si ai disabili, lo dico come disabile, ed invece drammaticamente ci sono delle cose che non si possono fare. Non si può cambiare il mondo perché c'è un disabile. Bisogna imparare anche a dire di no.
Alla luce di tutto questo il mio appello sul libero mercato rivendica il diritto del disabile ad essere normale, il diritto di spendere come tutti gli altri.
Qual è oggi la difficoltà più grande per un disabile nel muoversi con il trasporto pubblico?
A parte prendere un taxi c'è da fare il discorso sulle metropolitane.
C'è stato un grosso lavoro negli ultimi anni da parte di Walter Veltroni; Francesco Rutelli fece le gare d'appalto, e Veltroni ha posto in essere la loro applicazione.
Diciamo che il grande problema delle metro è che c'è stata una grande attenzione, me ne sono occupata personalmente, per i non vedenti, ma rimane il grande problema per i sordi. Mancano i display per i sordi, ovunque. Un sordo non saprà mai dove scendere o dove salire.
Quali sono i meccanismi che si inceppano?
Spesso le cose vengono fatte, ma nessuno poi le tiene insieme.
Ma voglio dire qualcosa che non si sente dire troppo spesso, la responsabilità è anche dei disabili, che chiedono moltissime cose ma poi si muovono pochissimo.
Non puoi chiedere tanto al trasporto pubblico e poi non usarlo, preferire andare in macchina con l'amico. Più disabili ci sono dentro un autobus, più il giorno dopo si cercherà di migliorare il servizio nei loro confronti.
Una sorta di questione culturale rovesciata quindi?
Si, anche questo serve, anche un atteggiamento culturale diverso da parte dei disabili, un'apertura diversa, una voglia di vivere i propri diritti in modo attivo, tutto questo si trasformerebbe in forza, e aiuterebbe a migliorare la società.
ALESSANDRO MICCI
di insiemearoma.it
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