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A Roma

Panchine della vergogna, retromarce e senso di umanità (perduto)

22 Ottobre 2009

Che l’amministrazione Alemanno non si sarebbe caratterizzata per lo sviluppo e il sostegno delle politiche sociali lo si era capito subito, ma che si preoccupi unicamente di adottare misure prive anche di quel minimo di umanità è davvero allarmante. L’ultima (e purtroppo, siamo certi, solo in ordine di tempo) è l’istallazione di panchine anti-bivacco o anti-barbone. L’idea che l’assessore De Lillo ha pensato bene di copiare dal sindaco di Verona,


il leghista Flavio Tosi, prevede l’istallazione nei parchi e nelle ville comunali di panchine con braccioli divisori che non consentono di sdraiarsi.

 


“Il prototipo è già pronto. La panchina antibivacco è una misura per il decoro urbano, la sicurezza e la durata degli arredi. Gli architetti del Campidoglio hanno progettato strutture con un anima d´acciaio, in funzione antivandalo, che potranno poi anche essere rivestite in legno o in altri materiali” ha annunciato Fabio De Lillo.
L’assessore ha poi spiegato che sarà indetta una gara sulla base dei progetti e che “i fondi sono già a disposizione. Sono quelli che il Cipe, il Comitato interministeriale programmazione economica, ha dato a Roma per le cosiddette opere di mitigazione ambientale. Il Campidoglio li spenderà per le panchine e per la piantumazione degli alberi”.

 


Dietro la fina motivazione del decoro, si cela (e nemmeno troppo) la volontà di perseguire chi vive in situazioni di povertà estrema o emarginazione grave. La misura adottata dalla giunta Alemanno sembra ancora più spietata se considera che la crisi economica di questi ultimi anni ha ridotto in povertà moltissime persone, che hanno perso la casa o che non possono più permettersi di pagare gli affitti sempre più cari di Roma.

 


Uno studio a supporto delle iniziative a sostegno dei senza fissa dimora promosse dall’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini e da Commercity, in collaborazione con la Rete della Solidarietà e con la Comunità di Sant'Egidio, presentato lo scorso settembre, ha rilevato che a Roma vivono circa 6mila senzatetto, cioè il 35% della popolazione homeless in Italia. Di questi, sono 4mila quelli che dormono sulle panchine dei parchi.
Il fenomeno è preoccupante, certo, ma una buona amministrazione dovrebbe sostenere e sviluppare le politiche sociali, dovrebbe finanziare i centri di accoglienza e assicurarsi che siano garantiti posti per tutti anziché sperperare il denaro pubblico per la realizzazione di panchine costruite apposta per evitare che qualcuno ci si sdrai (perché non metterci anche le puntine, a questo punto?)

 


Alemanno, intanto, ha dichiarato: “della storia delle panchine antibarbone non sapevo nulla. Non sono d’accordo e non si farà mai, perché una cosa di questo genere mi sembra davvero di cattivo gusto. Avrò un chiarimento con l'assessore De Lillo per capire da dove nascono queste dichiarazioni - ha aggiunto il sindaco - ma smentisco categoricamente questo tipo di intervento da parte dell'amministrazione comunale”.
Ma Alemanno dove vive? Ma chi è il sindaco di Roma? Ma dov’era Alemanno quando gli architetti del Campidoglio progettavano queste “opere d’arte”?


Ovviamente ci auguriamo che qualcuno si degni di rispondere a questi interrogativi e si assuma la responsabilità delle sue azioni e dichiarazioni. Se come dice Alemanno, si tratta soltanto di un’invenzione dell’assessore De Lillo allora la  situazione desta preoccupazione dal lato politico, in quanto emerge ancora una volta la mancanza di comunicazione e di linee politico-amministrative concordate dalla maggioranza capitolina.
O forse per una volta De Lillo dice la verità e Alemanno, ingrana come al solito la marcia indietro?
Comunque stiano le cose, con quale coraggio Alemanno si presenterà anche quest’anno al pranzo di Natale di solidarietà organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio?

www.insiemearoma.it


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